RACCONTO


L'ATTESA


Lo aspettavo oramai da troppo tempo; non credevo che sarebbe arrivato più.

Forse era solo una sensazione, ma era talmente reale che con le sue lunghe dita si era letteralmente impadronita della mia mente.

Farmi ora un’idea differente di quello che mi aspettava, di lì a qualche istante, era praticamente impossibile.

Ero perennemente in balia dei capricci, dei ritardi, delle manie, dei malumori di Gualtiero che avevo paura prima o poi mi sarei abituata, credendo che querlla fosse veramente la vita che volevo.

Certo, lo amavo, e quando in certi momenti mi accarezzava l’anima non sapevo resistergli…. ma… c’era sempre un ma, dannazione! 

Il mio orologio da polso segnava mezzogiorno.

Una segretaria, tutta rosa e celeste si avvicinò, investendomi con una ventata di colonia francese, dicendomi:

- Signorina, tocca a lei.

Mi guardava attraverso degli occhiali rotondi che le facevano gli occhi grossi. La matita che teneva in mano terminava con un pendaglio rosa di piume di struzzo, che lei agitava orgogliosa…

- Ora non posso. Il mio compagno non è ancora arrivato, e l’audizione era per due; se vuole può mettermi in coda alla lista continuerò ad aspettare.

-  Come vuole lei.

La donna si allontanò traballante sui tacchi che portava.                           

Dio mio, avevo atteso quel momento da tempo, un’audizione per una commedia drammatica. Avevo studiato anche di notte la mia parte, mi ero impegnata moltissimo, avevo cercato di entrare appieno nel personaggio, e lui cosa combinava?

Avrei dovuto immaginarlo.

Certo, affidarmi a lui era stato un rischio fin dal principio, ma volevo il meglio, e quando era sulla scena lui era il meglio. 

Tutto stava che ci arrivasse su quella scena….

La porta che dava sulla sala delle audizioni era socchiusa: una coppia aspiranti stava recitando...

- Brigida non puoi volere questo. E’ veramente tremendo. Vorrei  te ne rendessi conto.

- Voglio che tu lo uccida. Subito. Abbiamo perso fin troppo tempo per questo essere ignobile. Uccidilo.

La conoscevo quella scena, era la più bella della commedia, la più intensa.

Brigida, il personaggio principale, era una donna forte, spietata, che non badava a tante sottigliezze per raggiungere i suoi scopi.

Amava William, il sicario di cui si serviva per i suoi affari sporchi, ma non glielo aveva mai detto: sarebbe stato un segno di debolezza confessare i propri sentimenti a quell’uomo, ed amare per Brigida era una debolezza che non so poteva permettere.

Del grande regista, nella posizione che occupavo, potevo vedere distintamente il profilo immerso che usciva dalla penombra, assorto nell’ascolto, proteso nella ricerca di una “Brigida” reale che desse vita al personaggio creato dalla penna sapiente di sceneggiatori veterani.

Immaginavo il suo sguardo che scrutava, scavava, frugava cercando nell’aria l’odore di quella donna, così spietata ma anche così fragile da non riuscire a confessare i propri sentimenti.

- Grazie. Vi faremo sapere noi.

Un’altra accoppiata, l’ultima rimasta in sala d’attesa, stava per calcare la scena, e quell’idiota di Gualtiero ancora non era arrivato.

Non riusciva a capire che con i suoi continui ritardi era capace di distruggere i sogni di persone normali, come me, che desideravano solamente non sprecare un’occasione come quella.

La sua qualità migliore o peggiore, a seconda da che parte si osserva la situazione, era certamente l’indifferenza verso il prossimo: gatto di carattere, non badava minimamente ai bisogni di chi gli stava vicino, legato a doppio nodo, opportunista all’occorrenza era abituato a servirsi della gente quando ne aveva bisogno, ed un secondo dopo ignorarla.

Certo i primi tempi che stavamo insieme cercava di essere attento, premuroso, ma poi combinava veri e propri disastri ...

Era un artista nel dissimulare, non lasciava mai capire le sue intenzioni: anche stamattina mi aveva salutato con quel suo sorriso canaglia e mi aveva detto di aspettarlo fiduciosa: chissà cosa voleva dire per lui la fiducia oppure  promettere qualcosa….

Forse che non sarebbe mai arrivato.

O forse che aveva trovato qualcosa che lo aveva trattenuto

Oppure che si era dimenticato…

E così era stato.

Anche l’ultima coppia aveva concluso il provino: la segretaria ripeteva loro le frasi di rito che conoscevo fin troppo bene.

Il regista era ancora seduto nell’ombra appollaiato sullo sgabello, sempre serio, dava l’impressione che non aveva trovato quello che  cercava: stava fissando il fascio di luce che illuminava il palco vuoto.

Una certa idea mi balenò per la testa, tanto cosa avevo da perdere?

Lentamente, con calma mi alzai mentre la segretaria stava ancora discorrendo con gli ultimi aspiranti, scivolai nella porta, poi lungo il corridoio buio, fino ad arrivare al centro di quel fascio di luce, nel mezzo del palco scenico.

La luce sembrava scaldarmi.

- Signor Estevan, chiedo scusa in anticipo per la mia interpretazione monca, infatti il mio compagno non è ancora arrivato, ed io non mi sono sentita di lasciarmi scappare un’occasione del genere. Peggio per lui ... non trova?

Lo sentivo guardarmi, ma non riuscivo a vedere nulla del suo volto avvolto dall’ombra.

- Non so se voglio sentire una Brigida senza il suo William ...

Incurante di quello che aveva detto, chiusi gli occhi, dimenticai di essere una aspirante alla ricerca della sua scrittura da protagonista e divenni la spietata Brigida ...

- Voglio che tu lo uccida. Subito. Abbiamo perso fin troppo tempo per questo essere ignobile. Uccidilo. La pietà non è di questo mondo, ricordalo.

- Non ti riconosco più Brigida ... era nostro socio.

Voltai il viso con lentezza.

Gualtiero era finalmente arrivato.

Bello come sempre sotto le luci della ribalta.

- Avrei potuto farlo anche senza di te.

Non stavo più recitando la commedia, parlavo liberamente come Brigida, e questo mi divertiva: Gualtiero era disorientato.

- Cosa credevi che mi sarei fermata? Povero illuso: non se altro che un asso di picche in mezzo alle altre carte. Senza te cambio strategia, ma gioco lo stesso.

- Ma ...cosa state dicendo...questo non è il copione che abbiamo studiato...

Non riuscivo a vedere l’espressione del regista, non capivo se gradiva o meno questo fuori programma, ma oramai non mi potevo più arrestare.

- Certo, non sono abituata ad affidare la riuscita della mia vita ad un uomo che non sa fare dei cambiamenti... Sai, William non sei differente dagli altri uomini... tutti legati a situazioni, sequenze, copioni. A volte nella vota bisogna improvvisare, e forse è in quelle volte che si tira fuori il meglio di noi.

- Forse è perché sono arrivato in ritardo all’audizione? Posso spiegarti...

- Certo, certo, tutti potete spiegarmi, ma io ho già deciso, continuo da sola. Addio.

Gualtiero era di pietra.

Il regista si alzò dalla sua sedia.

- Signorina ....

- Doriana. Doriana Poggi.

- Bene, Signorina Poggi, spero si sia divertita abbastanza...

Forse avevo un po' esagerato... avevo portato sul palco i miei problemi, ma in un certo senso era stata Brigida a volerlo, era stata lei che aveva infierito sull’uomo che amava.

- Signor Estevan, posso spiegarle, io...

- Basta! Non voglio sentire più una sola parola. Esca da questo palco immediatamente e dica alla mia segretaria che abbiamo trovato la nostra Brigida. E non se la prenda sempre con quel poveretto. Congratulazioni, la parte è vostra.

Se ne stava già andando.

Gualtiero mi fissava inebetito.

- Così impari a farmi aspettare, un’altra volta ... William.

Avevo la parte, e sono sicura che Gualtiero, mai più, mi avrebbe lascioato aspettare la fortuna per tanto tempo.