RACCONTO

14 maggio 2019


Non sono la stessa donna che hai sposato


Mi chiamo Eva e sono una donna fra tante, una donna come tante.

Della mia vita ho sognato molto da ragazzina, sognavo e immaginavo, immaginavo e credevo possibile che i sogni si potessero realizzare come nelle favole che leggevo ogni sera nascosta sotto il lenzuolo, con la torcia trafugata in officina del papà.

Ed ora eccomi qua, nella mia tuta sformata, con i capelli sporchi raccolti alla meno peggio con un mollettone a cui mancano buona parte dei denti.

Mio marito sta ancora a casa, ma ha la sua vita, in cui io non sono compresa, non più.

Come tanti uomini giustifica la sua infedeltà dicendo: “Non è la stessa donna che ho sposato”.
Domani giustificherà allo stesso modo un divorzio se troverà un’altra donna con cui sostituirmi.

Loro non lasciano per stare da soli.

Loro hanno bisogno di assistenza, di coccole, di attenzioni.

“Non è la stessa donna che ho sposato, è cambiata, non la riconosco più…”

Ed io sono qui per concordare con voi.

Io non sono la stessa donna

Non posso andare a letto alle undici di sera e dormire per tutta la notte e poi stiracchiarmi la mattina e rotolare fuori da letto.

Non posso fare una doccia con calma (sono anni che non riesco a stare sola in bagno...) prepararmi una tazza di caffè, berla pigramente mentre mi trucco.

Non ricordo il tempo in cui ho fatto una messa in piega da un parrucchiere, in cui ho  trascorso un’ora in palestra o in centro a guardare vetrine di negozi.

No, non sono più quella donna.

Ora sono la donna che mette a letto i figli, che vorrebbe leggere ma crolla con il libro in mano ogni volta che ci prova.

Sono quella che si addormenta davanti alla tv perché ogni giornata fra il lavoro, lacasa e i bambini mi esaurisce.

Le mie notti sono fatte oramai da sonni interrotti una, cento, mille volte prima che faccia giorno, e che tutto ricominci.

Per ripetere tutto all’infinito.

Ogni giorno.

Sono quella che sul lavoro viene ghettizzata e schernita, quando risponde al telefono alle maestre che la chiamano per andare a prendere il piccolo che ha la febbre, o che deve prendere due ore di permesso per accompagnare il mezzano a fare le vaccinazioni.

Sono quella che corre alle partite, che cuce numeri sulle magliette, che legge fiabe, che cucina inventando ogni giorno qualcosa di differente, spesso senza raccogliere nemmeno uno svogliato grazie.

E’ tutto compreso nel prezzo.

Fa parte del pacchetto.

Sono il posto preferito in cui i bambini vomitano quando c’è un virus nella pancia.

Sono quella che viene usata come kleenex quando cola il naso.

E quando l’influenza colpirà tutte le persone in casa, mi occuperò di tutti e lascerò me per ultima perché gli altri hanno bisogno della mia presenza, della mia assistenza, delle mie coccole.

Poi la sera, in silenzio, a volte piango il mio bisogno di avere un abbraccio, di quelli che lui mi dava prima, prima di tutto questo, prima che io cambiassi.

Perché ragazze, sia ben chiaro, se loro non ci amano più la colpa è sempre nostra, siamo state noi a cambiare, e loro si sono semplicemente adattati (senza nemmeno lottare un po’).

Sono io la donna che quando si mette un tocco di cipria e burro di cacao e raccoglie i capelli in una coda si sente una regina.

Sono io quella che riconosce che leggins sono un capo di abbigliamento inaccettabile, ma spesso dimentico di cambiarmi quando esco.

Sono sempre io la donna che a volte è così esausta per aver allattato i bambini, aver rincorso il piccolo di 3 anni, averli portati in giro, aver parlato al telefono col figlio adulto dal cuore spezzato, da non avere a volte energia da darvi.

Io vorrei darvi il tempo che vi meritate, ma il mio serbatoio è vuoto.

Sono esausta.

Quindi no, il mio corpo non è il corpo che avete sposato, esso ha dato la vita a degli esseri umani.
La mia mente non è la stessa, ha molte più cose che riempiono gli spazi vuoti.

La mia pazienza non è la stessa, la consumo tutta con i bambini.

Non sono la stessa donna che hai sposato e grazie a Dio per questo.