Un monte, chiamato Bisenzio, un promontorio, uno strapiombo mozzafiato che si affaccia vertiginosamente sopra il lago di Bolsena, una natura verde e incontaminata… una solitudine che non fa paura ai puri, il silenzio della natura e le energie che solo un posto così antico ti fa percepire: romanzo “Il Monaco di Pietrasanta” di Perla Angeli è ambientato proprio qui.
E dalla suggestione di questo ambiente, aspro eppure dolcissimo, si dipana la storia travagliata di un uomo, Marcello, tradito e umiliato dalla vita, che appunto in questo locus amoenus inizia a ricucire i brandelli della sua vita e a lenire le sue ferite.
Marcello, un uomo come tanti, ridotto in miseria da un divorzio che lo ha svuotato moralmente ed economicamente.
La salvezza sembra chiamarlo da lassù, come un lontano miraggio, da quell’eremo immerso nel verde e isolato dal mondo.
Ma il male, ahinoi, nascosto sotto mentite spoglie, si piò annidare anche fra le mura di quel luogo che chiamiamo la casa di Dio.
Marcello, appena assaporato qualche stilla del dolce sapore della quiete dell’anima, si troverà ancora una volta a subire soprusi, ma questa volta troverà dentro di sé la forza di salvare se stesso e anche alcune giovani anime a lui affidate, che ancora non conoscono le profondità della cattiveria umana.
E nella lotta scoprirà che solo la compagnia con cui divide la fatica della baruffa sarà la vera scintilla della sua rinascita.
Con una penna lieve, come solo le morbide setole di un pennello potrebbero essere, l’autrice prende per mano il lettore, e scostando per lui fresche e verdi fronte lo conduce in prima fila, ad assistere a questa storia semplice, ma che coinvolgerà nel profondo ogni paio di occhi che la leggeranno.