Ho letto un’intervista in cui l’autrice esordiva dicendo “Due è il più femminile tra tutti i numeri per sensibilità, armonia, equilibrio, dolcezza, istinto materno, capacità di perdono, di ascolto e comprensione”, e solo leggendo questo particolare romanzo si riesce ad afferrare quanta verità c’è in queste parole.

La storia raccontata è quella di Susanna una ragazza, una donna, tratteggiata con linee essenziali, che viene invitata da “lui” per un fine settimana, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia, dove è allestita una retrospettiva dell’artista Alberto Burri e uno spettacolo serale all’interno dell’arena presente sull’isola.

Da questo incipit la narrazione scivola all’improvviso in un percorso visionario, onirico direi, che crea una sorta di spaesamento nel lettore. I nomi dei personaggi, cambiano e protagonista centrale della narrazione diviene una certa Nicole, descritta nella vita di tutti i giorni, con tutti i personaggi che le orbitano intorno ognuno con la sua voce, come in un coro polifonico. Tutti sono essenziali per la riuscita dell’armonia.

Si legge una pagina via l’altra, una scena dopo l’altra (si, perché da un certo punto la narrazione di dipana come fosse un copione) interrogandosi sul legame fra l’incipit e buona parte della narrazione, e solo quando sarà terminata la lettura si comprenderà che la finzione è più reale di quanto si possa immaginare. 

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