Cosa può accadere quando un padre tanto amato scompare, lasciando alla figlia un manoscritto che è un tuffo emozionante e profondamente emotivo nel suo mondo?
Può succedere che quel manoscritto venga messo in un cassetto o che si decida di fargli aprile le ali e realizzare un sogno, un’idea che possa attraverare il tempo. Questo è quello che la figlia Laura ha fatto per il padre Fausto Principi: a lasciato librare la sua storia nell’aria, alla ricerca di anime che la potessero gradire, comprendere e anche utilizzare: si, utilizzare, perché le storie servono a ricordarci chi siamo, da dove veniamo e a mostrarci il cammino.
In queste pagine si parla di miracoli che non sono miracoli scritti da uno scrittore che non era scrittore. Queste sono le premesse di un romanzo, in cui la storia si dipana con leggerezza, quasi senza credere di andare al di là della penna che l’ha scritta.
Il romanzo è un corollario di dodici vicende, raccolte all’interno di una unica storia come i petali in un bocciolo di rosa. Il viaggio narrativo ritorna al passato della città di Viterbo, fissando momenti storici precisi, che orbitano tutti intorno alla santa patrona, Rosa.
Il titolo è già il presagio di quel che sarà: il profumo, di un momento o di una persona particolare, rimangono impressi nella memoria, e anche a distanza di anni quel profumo può accendere ricordi che pensavamo dimenticati nell’oblio del tempo.
E quindi il “Profumo della Rosa”, o meglio il profumo di Rosa ci potrà riportare alla memoria storie che i nostri padri ci raccontavano da bambini
L’eleganza della scrittura, l’ironia e la semplicità del linguaggio celano un messaggio più grande: miracolo o disfatta… tutto dipende dall’uomo.