Ci sono libri che nascono da una storia e altri che nascono, prima ancora, dal desiderio di continuare a credere che il mondo possa custodire qualcosa che ancora non conosciamo.
L’ecolizzazione – La nascita di Budinì, opera prima di Laura Belli, appartiene a questa seconda categoria.
Al centro del romanzo c’è Budinì, un investigatore decisamente fuori dagli schemi, goffo, curioso, ironico e dotato di quella capacità, sempre più rara, di guardare ciò che lo circonda senza dare per scontato che la realtà finisca là dove termina ciò che possiamo vedere. Il suo viaggio comincia proprio da questa inquietudine e lo conduce verso Ferra, un luogo che esiste accanto al nostro mondo e che sembra custodire una memoria più antica del tempo stesso.
La storia procede così tra misteri, magia, antiche conoscenze, simboli etruschi, passaggi fra dimensioni e segreti familiari, ma sotto la superficie dell’avventura c’è un tema che mi è sembrato ancora più interessante: la ricerca di sé.
Budinì non deve soltanto risolvere i misteri degli altri; deve imparare a comprendere il proprio. L’odore dell’eucalipto, il peperino, il vento del Nord, i libri etruschi diventano per lui altrettante tracce di qualcosa che lo riguarda profondamente e che per anni ha cercato di ignorare.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente nel romanzo: la magia non viene utilizzata soltanto come elemento fantastico, ma diventa una metafora della possibilità di riconoscere finalmente quella parte di noi che abbiamo lasciato in disparte.
Ferra, in questo senso, non è soltanto un’ambientazione. È una soglia. È il luogo nel quale ciò che Budinì ha sempre considerato strano, impossibile o frutto della propria fantasia comincia ad assumere un significato diverso. Il Roseto di Pietra, il lago di Vulcania e il passaggio verso Agarthi ampliano progressivamente il mistero e trasformano quella che sembrava un’indagine in qualcosa di molto più grande.
Laura Belli costruisce una storia che ha il sapore della favola e, nello stesso tempo, quello dell’avventura fantastica. È una narrazione nella quale il lettore può lasciarsi accompagnare senza avere necessariamente bisogno di cercare una spiegazione razionale per ogni cosa.
E forse è proprio questo il messaggio più bello che emerge dalle pagine: non tutto ciò che non sappiamo spiegare deve necessariamente essere negato.
L’ecolizzazione è una prima opera e porta con sé l’entusiasmo, la libertà e anche alcune ingenuità tipiche di chi entra per la prima volta nel territorio del romanzo. Ma possiede una qualità che non si può costruire a tavolino: la voglia autentica di raccontare.
Laura Belli ha aperto una porta e ci ha fatto intravedere un mondo nel quale il passato non è davvero passato, i luoghi conservano memoria e la fantasia può diventare uno strumento per comprendere meglio chi siamo.
E Budinì, alla fine, non è soltanto un detective che cerca di risolvere misteri.
È qualcuno che sta imparando a risolvere il più difficile di tutti: quello che riguarda sé stesso.
Una prima opera che invita a guardare oltre ciò che appare e, soprattutto, a non smettere di interrogarsi su ciò che ancora non vediamo.
Benvenuti a Ferra.