Nella Sedicesima Primavera, dopo il delirio di onnipotenza della razza umana, gli uomini si trovano a non essere più specie dominante.
Dopo il cataclisma che ha quasi distrutto il pianeta terra, l’uomo vive sottomesso ai borg, una forma di vita creata dagli umani quando il mondo devastato da guerre e pestilenze aveva bisogno di tornare a essere popolato.
Un governo borg e leggi borg sanciscono il predominio di questa razza su quella umana: i borg sembrano discostarsi veramente poco dagli umani che avevano fatto precipitare nel baratro della sfiorata distruzione la vecchia società.
In questo contesto, dove gli umani sono visti come una razza inferiore, a cui è stata tolta la facoltà di professare il culto della religione, o a cui è fatto divieto di intrattenere rapporti con i borg, la lotta per la libertà del genere umano condotta dal Partito, è un cammino lungo e costellato di vittime.
È in questo scenario che si sviluppa questo godibile romanzo.
La protagonista, Lilandra Nassir, giovane borg erede di una potente famiglia, muoverà i suoi passi nella storia alla ricerca delle proprie origini e della sua sfaccettata identità.
Un romanzo molto ben orchestrato in cui, con dovizia di particolari, l’autrice ci guida in un mondo oltre la realtà che conosciamo, un mondo borg, in cui ci si troverà sorprendentemente a scoprire che la diversità fra le razze è dettata solo dall’errata convinzione di un’inesistente superiorità dell’una sull’altra.
Lettura scorrevole, che attrae il lettore una pagina dietro all’altra, fino alla fine, lasciandolo poi con spunti di riflessione non indifferenti.
Sono davvero le emozioni a rendere vulnerabili gli esseri umani?